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Il recupero in acqua fredda non dimostra particolari vantaggi

Un gruppo di ricercatori della University of Portsmouth ha dimostrato che il recupero in acqua fredda non ha particolari vantaggi in confronto ad un recupero con attività a bassa intensità a fine allenamento

Rugbisti della nazionale inglese mentre fanno i bagni di acqua fredda (foto bbc.co.uk)

Lo studio di un gruppo di ricercatori della University of Portsmouth e pubblicato sul European Journal of Sport Science hanno constatato che le immersioni nell’acqua (WI) non sono più efficaci degli esercizi di defaticamento nel recupero della condizione dell’atleta post lavoro. L’obiettivo è stata l’intenzione di valutare l’efficacia della pratica delle immersioni in acqua ghiacciata nel dopo allenamento per un miglior recupero fisico.
L’acqua fredda è stata pensata per ridurre l’infiammazione, gonfiore, spasmi muscolari e quindi il dolore, tanto che la pratica di immergersi nel post allenamento viene giustificata come metodologia per un più celere recupero.
Il dottor Jo Corbett, autore principale dello studio, racconta che “l’immersione in acqua fredda è stata usato fin dai tempi greci e romani. Un libro del 1715 propone la funzione dell’immersione in acqua fredda come soluzione diuretica, anti-ipnotica, antidoto contro oppiacei e come trattamento per una varietà di condizioni tra le quali le infiammazioni, i dolori, i reumatismi e le convulsioni.”
Negli ultimi anni la pratica dei bagni in acqua fredda è diventata sempre più popolare, grazie alla pratica di atleti di alti livello che lo adottano, ma come questa metodologia possa essere vantaggiosa non è mai stata del tutto chiara scientificamente. Corbett sottolinea l’interesse speculativo che ci può essere dietro a questa pratica.
Lo studio della University of Portsmouth ha valutato il recupero di quaranta atleti dopo un’allenamento di 90 minuti basato sullo “shuttle running” e con una diversa metodologia di recupero finale:
– 12 minuti in piedi in WI a 12 gradi centigradi
– 12 minuti in piedi in WI a 35 gradi centigradi
– 2 minuti seduti in WI a 12 gradi centigradi
– 12 minuti camminando a 5 km/h
Prima dell’esercizio e nelle 168 ore successive vengono misurati il dolore muscolare, la massima contrazione volontaria (MVC) dei muscoli flessori ed estensori del ginocchio, l’hop distance, l’attività della creatin-chinasi e la concentrazione di mioglobina. Le differenze tra i gruppi, gli effetti di tempo e gli effetti di interazione sono stati studiati con l’analisi della varianza (ANOVA).
L’analisi tra i gruppi non ha mostrato alcuna differenza significativa tra i diversi gruppi, tanto da portare alla conclusione che i risultati con il WI non sono migliori degli esercizi di recupero a bassa intensità.
Jo Corbett afferma che “i bagni di ghiaccio sono spesso utilizzati dagli sportivi per aiutarli a recuperare dopo l’esercizio fisico, ma i nostri risultati dimostrano che non funzionano. Essi inoltre pongono una serie di rischi per la salute, potenzialmente gravi.
Se le persone che utilizzano bagni di ghiaccio non stanno ricevendo alcun vantaggio reale, devono probabilmente essere consigliati di smettere di usarli.

I risultati del gruppo di studio del dottor Corbett non dimostrano vantaggi particolari della pratica in acqua fredda per accelerare il recupero, tanto far supporre allo stesso ricercatore che gli studi precedenti abbiano usato come gruppo di controllo degli atleti che non abbiano fanno nulla per il recupero a fine allenamento.

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