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Innalzamento del mare: per il futuro le previsioni sono preoccupanti

I fisici dell’atmosfera Antonio Zecca e Luca Chiari dell’Università di Trento presentano un quadro preoccupante sul progressivo innalzamento del livello del mare, che salirà di almeno 80-95 centimetri entro la fine di questo secolo

Previsione dell'innalzamento del mare sulla costa nord-adriatica, da Cesenatico a Monfalcone (foto repubblica.it)
Attraverso uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Global and Planetary Change, i fisici dell’atmosfera Antonio Zecca e Luca Chiari dell’Università di Trento presentano un quadro preoccupante sul progressivo innalzamento del livello del mare, che salirà di almeno 80-95 centimetri entro la fine di questo secolo e continuerà a farlo per almeno duecento anni.
Le stime dei due italiani sono ben più preoccupanti di quelle riportate nell’ultimo rapporto del Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), pubblicato il 19 Novembre 2012, e lo studio rappresenta un avvertimento sul poco tempo a disposizione e sottolinea la necessità di ridurre le emissioni di gas-serra, soluzione per rallentare la risalita del livello marino e cominciare a prendere misure per adattarsi ad un nuovo paesaggio delle coste.
Nella ricerca, Zecca e Chiari hanno hanno ripreso i modelli climatici del IPCC ed includono i dati sull’attesa diminuzione dei combustibili fossili, indicando che le loro stime rappresentano i valori minimi, perché gli scenari delle emissioni non tengono conto dei combustibili fossili non convenzionali e dei futuri sviluppi tecnologici che potrebbero migliorare le attuali tecniche di estrazione. In altre parole, il livello del mare potrebbe salire ancora di più.
Il problema coinvolgerà tutto il globo senza distinzioni, dove i primi ad accorgersene saranno quelle zone costiere pianeggianti. In Italia sono così avvisate le aree pianeggianti a ridosso dell’Adriatico e del Tirreno, dove la zona più colpita sarà quella che va da Cesenatico, Cervia, Ravenna quasi fino a Ferrara e quella da Rovigo, Piove di Sacco, Mestre fino a Monfalcone. Un’area di almeno 1500 chilometri quadrati di pianura agricola fertile a rischio, senza considerare l’effetto della salinizzazione dei fiumi e delle falde acquifere.

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