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Ricerche e Studi

Il modello SFERA per allenare l’area psicologica dello sportivo

L’allenamento mentale, al pari della preparazione tecnica sportiva specifica, di quella atletica‐corporea e di quella tattico‐strategica, contribuisce significativamente alla costruzione della prestazione agonistica

Nuotatore in azione (foto fitandabel.com)
L’allenamento mentale, al pari della preparazione tecnica sportiva specifica, di quella atletica‐corporea e di quella tattico‐strategica, contribuisce significativamente alla costruzione della prestazione agonistica. La sfera psicologica è un’area delicata ed allo stesso tempo determinante per la formazione dello sportivo, sia riguardo gli appuntamenti competitivi sia per affrontare periodi d’allenamento che risultano difficili e pesanti.
Il Dott. Enrico Cassarino ha condotto un progetto sperimentale sul campo col principale obiettivo di diffondere i principi generali della psicologia dello sport attraverso la proposizione del Modello SFERA.
Dalle cronache sportive affiorano di tanto in tanto termini e concetti propri della psicologia in generale e della psicologia dello sport in particolare. Siamo abituati a sentire dire dal telecronista di turno affermazioni del tipo:” la squadra ha avuto un calo mentale”, “l’atleta sembrava non concentrato non motivato”, ecc.
La diffusione della psicologia dello sport a partire dagli ultimi anni del secolo scorso ha avuto un importante sviluppo, questo dovuto ad una riflessione intensa a livello di scuole specialistiche ed accademiche e da una vasta gamma di ricerche sperimentali.
Alcuni principi di psicologia dello sport, anche se lentamente ed episodicamente, si stanno diffondendo anche negli strati più bassi dello scenario sportivo agonistico, cioè verso gli atleti dilettanti più o meno professionalizzati ed emancipati. Paradossalmente però, si registra che gli attori dello scenario sportivo più vicini agli atleti, come gli allenatori e gli istruttori, non sembrano battere tutte le piste più produttive per il processo prestativo. In questo caso non sembrano prendere in giusta e buona considerazione le opportunità intrinseche offerte dalla psicologia dello sport.
L’atleta, professionista o dilettante, a un certo punto della propria “carriera” avrà necessità di attingere e/o riconoscere le proprie potenzialità interne mentali per sfruttarle ed utilizzarle in maniera più opportuna, al fine di conseguire risultati di eccellenza.
Spesso gli atleti dopo la gara si esprimono dicendo: “potevo dare di più” o “stavo bene e probabilmente avrei conseguito un buon risultato”. I tecnici se vogliono fare bene i loro lavoro devono lavorare anche su questo fronte che, sebbene non privo di difficoltà, può sortire nel medio e lungo termine risultati positivi.
Afferma Cassarino: “In questi ultimi anni ho constatato e sono peraltro convinto che da sola la preparazione atletica e l’apprendimento specifico del gesto atletico–motorio agonistico dei vari sport, necessitano anche di una rilevante quantitativa e qualitativa preparazione cosciente di ordine psicologico. La mente dell’atleta opportunamente preparata a parità di capacità ed abilità può fare la differenza.
Peraltro il solo mental training senza una adeguato allenamento non sortisce nessuno effetto performante. Nessuno ha vinto una maratona allenandosi a correre virtualmente o visivamente.
Più i programmi di mental trainer saranno personalizzati e più l’atleta sarà cosciente dei propri livelli di miglioramento futuri
.”
Il presente studio nasce quindi essenzialmente dalla necessità di colmare in parte questo vuoto conoscitivo e cognitivo afferente la preparazione psicologica alla prestazione sportiva degli atleti master.
Il movimento degli atleti master è in continuo sviluppo sia quantitativo, numerico, sia qualitativo in termini di risultati agonistici. Oggi buona parte dei nuotatori master ricercano nel modello assoluto dei campioni sportivi il loro ideale, da perseguire sia nella programmazione degli allenamenti sia nelle gare.
Spesso il fai da te ed il sentito dire in riferimento a tabelle miracolose allenanti producono disallineamenti ed un certo grado di frustrazione. Molti atleti adottano programmi sportivi preconfezionati che non tengono conto delle proprie caratteristiche antropologiche, organiche, funzionali e tecniche.
Gli atleti, per necessità di ruolo sono propensi ad affidarsi quasi totalmente alle cure dei loro coach, a conoscere, ad apprendere ed applicare quelle tipologie di allenamento che potrebbero influenzare positivamente la loro prestazione.
D’altra parte i tecnici ed i dirigenti (maggiormente) sono un po’ restii ad intraprendere nuove strade conoscitive. Sembrano cristallizzati nelle loro verità, imprigionati nei loro schemi mentali, talvolta antiquati.
Il lavoro che presenta Cassarino, sostanzialmente descrive un progetto applicativo, sperimentale, il cui obiettivo principale è quello di diffondere i principi generali della psicologia dello sport attraverso la proposizione del Modello S.F.E.R.A.
La ricerca SFERA è stata accolta e presenta al XIX Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Psicologia dello Sport (AIPS), che si è tenuto a Verona dal 24 al 26 Maggio 2012 presso la Facoltà di Scienze Motorie dell’Università degli Studi di Verona.
Premessa della ricerca
La premessa iniziale del lavoro è che nella mente degli atleti si registrano episodi legati alla condizione emotiva, la quale verosimilmente influenza la qualità delle prestazioni fornite. Le prestazioni ottimali sono favorite da stati emotivi idonei e congrui. L’atleta sia in allenamento sia in gara sperimenta una vasta gamma di emozioni che deve riconoscere, controllare ed utilizzare a proprio favore, orientandole e sfruttandole per raggiungere l’obbiettivo voluto.
L’atleta che maggiormente si allena a livelli di percezione e gerarchizzazione dei propri stati d’animo, aderenti all’azione motoria svolta, più lo stato agonistico ideale pensato sarà conforme e coinciderà allo stato reale agonistico esperito. Conseguentemente la meta ricercata sarà avvicinata e raggiunta.
Attori coinvolti della ricerca
Nel percorso didattico attuato vengono coinvolti, oltre lo psicologo sportivo, due degli attori principali dello scenario sportivo natatorio: l’atleta e l’allenatore. Quest’ultimo può trovare utili informazioni nel gestire l’allenamento tout court.
Obiettivo della ricerca
L’obiettivo della ricerca è stato quello di progettare un efficace programma di formazione all’allenamento mentale attraverso il Modello SFERA (Sincronia, Punti di Forza, Energia, Ritmo, Attivazione) utilizzato diffusamente da alcune Federazioni Sportive Nazionali (FISI, FICK, etc.), da molti atleti professionisti ed atleti dilettanti professionalizzati.
Azione progettuale della ricerca
L’azione progettuale ha interessato un gruppo di nuotatori di nuoto in acque libere di livello agonistico medio‐alto ed alto, i quali sono stati coinvolti essenzialmente in un lavoro teorico e pratico prima di una gara di mezzo fondo nazionale.
La parte operativa ed applicativa è stata contraddistinta dalla proposizione di idonee tecniche di rilassamento, concentrazione e visualizzazione.
Nel percorso didattico messo in opera gli atleti sono stati stimolati a prendere coscienza delle proprie potenzialità mentali da una parte, al fine di fare coincidere la prestazione immaginata e latente con la prestazione espressa e reale dall’altra.
Risultati della ricerca
I riscontri ottenuti dagli atleti nelle tre fasi fondamentali dell’intervento (stage, seminario e briefing) sono stati positivi ed il risultato tecnico‐agonistico ricercato è stato ottenuto.

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