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Ricerche e Studi

Il tono verbale dell'allenatore come determinante per la motivazione dell'atleta

Un recente studio sperimentale esamina gli effetti delle aggressioni verbali dell’allenatore sulla motivazione degli atleti e sulla loro percezione riguardo la credibilità dell’allenatore stesso


Un recente studio sperimentale pubblicato nel numero di Giugno del International Journal of Sport Communication esamina gli effetti delle aggressioni verbali dell’allenatore sulla motivazione degli atleti e sulla loro percezione riguardo la credibilità dell’allenatore stesso.
Lo studio è stato pubblicato nel numero di Giugno del International Journal of Sport Communication ed è intitolata Coach Verbal Aggression: A Case Study Examining Effects on Athlete Motivation and Perceptions of Coach Credibility (L’aggressione verbale dell’allenatore: Un caso di studio esamina gli effetti sulla motivazione e percezione dell’atleta sulla credibilità dell’allenatore) ed è stata eseguita alla Clemson University, dove si è sondata un’area complementare a quella dell’allenamento fisco: quella psicologica.
Deputato a ricercare le motivazioni per supportare la fatica fisica, all’allenatore moderno si richiede anche le competenze psicologiche e relazionali oltre a quella della programmazione stagionale: gli aspetti relazionali al fine di massimizzare e stimolare psicologicamente i propri atleti diventano sempre più essenziali e complementari all’allenamento “fisico”.
Il gruppo di studio è stato composto da 130 atleti universitari che hanno praticato diverse discipline sportive come football americano, pallacanestro, baseball, softball, calcio e nuoto.
Al gruppo è stato richiesto di descrivere l’allenatore che fa uso di termini aggressivi (verbally aggressive coach) e quello che è invece empatico e premuroso (affirming-style coach).
Bestemmie, urla e linguaggio di superiorità sono stati inclusi nella descrizione del verbally aggressive coach, mentre, calma, linguaggio solidale e preoccupato sono la descrizione del affirming-style coach.
I risultati suggeriscono che gli allenatori che sono stati rappresentati come verbalmente aggressivi siano identificati dagli alteri come meno capaci di motivare l’atleta stesso, tanto da portali a percepire l’allenatore stresso come significativamente meno credibile.
Gli allenatori possono riconoscere corretto l’uso di una comunicazione aggressiva per stimolare le prestazioni degli atleti durante le competizioni, migliorando così la loro efficacia complessiva.
Tuttavia, queste scelte di comunicazione possono andare a scapito della motivazione degli atleti, tanto da consentire agli atleti di percepire l’allenatore come meno competente, affidabile e premuroso.
Gli allenatori che urlano ai loro atleti quando sbagliano, utilizzano un linguaggio di superiorità e profano, un comportamento offensivo, tanto che gli atleti riferiscono d’essere meno motivati a partecipare.
D’altra parte, gli allenatori empatici, che usano un linguaggio calmo e di supporto all’atleta, portata agli atleti stessi ad essere maggiormente motivati e considerare l’allenatore come più competente, affidabile e premuroso.
REPORT DELLA RICERCA

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