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Integrazione di vitamina D: effetti medio-lunghi in nuotatori e tuffatori

La ricerca con lo scopo di determinare l’effetto nel lungo periodo dell’integrazione di vitamina D negli atleti, cercando correlazioni con possibilità l’incidenza ad infortuni, malattie, infiammazioni e composizione corporea

Integrare la vitamina D (foto istoe.com.br)
Lo scopo della ricerca degli autori Regina M. Lewis, Maja Redzic, D. Travis Thomas è stato il determinare l’effetto nel lungo periodo dell’integrazione di vitamina D negli atleti, verificando correlazioni dei cambiamenti dei livelli di vitamina D, misurato come 25(OH)D (25-hydroxyvitamin D), con la composizione corporea, l’infiammazione e la frequenza di infortuni e di malattie nell’atleta.
Sono stati studiati per sei mesi (da Settembre a Marzo) i valori di un gruppo di nuotatori e tuffatori confrontati con un’altro gruppo placebo. Quarantacinque atleti maschi e femmine sono stati randomizzati a 4.000 IU di vitamina D (n = 23), livello di assunzione tollerabile superiore die per le età dai 9 ai 71 anni, o placebo (n = 22). Sono stati misurati markers del turnover osseo (NTx e BSAP), 25(OH)D e citochine infiammatorie (TNF-alfa, IL-6, e IL1-β).
La composizione corporea è stata valutata mediante DXA (Dual-energy X-ray Absorptiometry‎) e sono stati raccolti dati sugli infortuni e malattie. Tutti gli atleti avevano livelli di vitamina D sufficienti 25 (OH) (> 32 ng / ml) al basale (media: 57 ng / ml).
Al punto medio e finale, il 13% e il 16% del campione totale ha avuto 25 (OH) D <32 ng / ml, rispettivamente. 25 (OH) D non era correlata positivamente con la densità minerale ossea (BMD) in tutto il corpo, nelle articolazioni dei due femori o nella colonna vertebrale lombare.
Negli uomini, i minerali liberi della massa magra (MFL) nel corpo (p = .04) e nel tronco (p = .04) sono risultati correlati positivamente con 25(OH)D.
Nelle donne il collo del femore destro BMD (p = .02) è risultato correlato positivamente con 25(OH)D.
25(OH)D non ha trovato correlazioni con i cambiamenti nei marcatori del turnover osseo o delle citochine infiammatorie.
La malattia (n = 1) e le lesioni (n = 13) non erano relativi a 25(OH)D, tuttavia, il 77% delle lesioni ha coinciso con diminuzioni nel 25(OH)D.
I dati suggeriscono che l’integrazione a 4.000 IU di vitamina D coincide con l’aumento del 25(OH)D ed è positivamente correlata alle misure ossee nel femore e dei minerali liberi della massa magra.
I dati raccolti mostrano la necessità di futuri approfondimenti con campioni di dimensioni maggiori ed una migliore comprensione degli effetti dell’integrazione della vitamina D negli atleti.
Fonte notizia: www.humankinetics.com/journals

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