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L'apnea nell'allenamento del nuoto di fondo

Le tecniche di apnea subacquea se inserite nella programmazione degli allenamenti del nuotatore consentono di migliorare le prestazioni atletiche perché stimolano positivamente il metabolismo cellulare

Apnea dinamica
Le tecniche di apnea subacquea se inserite nella programmazione degli allenamenti del nuotatore consentono di migliorare le prestazioni atletiche perché stimolano positivamente il metabolismo cellulare.
Gli esercizi che prevedono il trattenere il respiro attivano riflessi di immersione che modificano il metabolismo del corpo nel tentativo di trovare nuove vie energetiche in alternativa alla scorta d’ossigeno ridotta imposta dallo stato di apnea.
Tutti i mammiferi come anche l’uomo presentano questa capacità, maggiormente è sviluppata nei mammiferi acquatici. Negli anni sessanta si fece uno studio su delle foche, dove si scoprì che oltre ad avere un riflesso di immersione capace di portare le pulsazioni cardiache da 80/90 al minuto al di fuori dall’acqua sino a 12 pulsazioni al minuto quando in acqua, mostrano variazioni metaboliche che inducono la decomposizione parziale degli zuccheri allocati nei tessuti cellulari al fine di produrre nuove energie, senza gravare così completamente sulla riserva di ossigeno assimilata dall’ultima inspirazione.
Questo cambiamento metabolico prende il nome di respirazione cellulare che può essere stimolata mediante una corretta respirazione.
Nell’attività dell’apnea ha un ruolo importante la corretta ventilazione eseguita nei minuti precedenti, dove l’ultima ispirazione non è altro che lo stoccaggio finale della riserva d’aria. L’ossigeno contenuto nei polmoni rappresenta solo una percentuale effimera nei confronti dell’ossigeno disciolto nel sangue.
Il vantaggio dei lavori in apnea è la capacità di stimolare la respirazione cellulare.
Comunemente si associa alla respirazione quella polmonare (respirazione esterna), il meccanismo che coinvolge i polmoni e gli alveoli, che determina lo scambio d’aria nuova con l’espulsione d’aria usata, di ossigeno con anidrite carbonica.
Il rallentamento dei ritmi di ventilazione determina adattamenti fisiologici come la bradicardia, la riduzione della pressione arteriosa e la decontrazione muscolare.
Se alle fasi di inspirazione ed espirazione aggiungiamo delle apnee, sia a polmoni pieni sia a polmoni vuoti, si inducono altri adattamenti metabolici che agevolano l’apnea.
La ritenzione amplifica la respirazione cellulare: quando si trattiene il fiato si inducono precisi effetti sul sistema nervoso vegetativo e in particolare a livello del centro respiratorio situato al livello occipitale in corrispondenza del bulbo cefalorachidiano.
Ogni volta l’apnea supera i venti secondi il corpo si adatta inducendo la scissione parziale degli zuccheri immagazzinati come riserva energetica. Questa manovra ha lo scopo di ottenere nuove fonti di ossigeno, compensando l’interruzione di flusso momentaneo proveniente dai polmoni.
Comprendere se si stia eseguendo correttamente le tecniche di ritenzione del respiro è la percezione di calore spesso associata ad una notevole sudorazione.
Questo effetto avviene perché il sistema respiratorio oltre alla funzione di scambi gassosi ha una funzione importante nella termoregolazione corporea: quando si fa apnea si interrompe il funzionamento della termoregolazione polmonare con conseguente aumento della temperatura interna, di conseguenza si attiva la termoregolazione della pelle attraverso la sudorazione.
L’apnea oltre ad avere effetti benefichi sulla respirazione cellulare, ha effetti positivi sul sistema nervoso vegetativo che innervano i vari organi, dove ne beneficia quello parasimpatico (sistema vagale e di freno metabolico) in confronto a quello simpatico (sistema acceleratore del metabolismo) che viene rallentato.
L’apnea prolungata, sia in acqua sia a secco, è in grado di ristabilire l’equilibrio neurovegetativo che consentono benefici sia a livello di scambi gassosi, con miglior ossigenazione di tutte le cellule, sia a livello del sistema nervoso, con una rivitalizzazione profonda.
Ma quale vantaggio possiamo avere nell’attività fisica, anche in quella prolungata come il nuoto di fondo?
La migliore capacità respiratoria cellulare consente un migliore utilizzo dell’ossigeno, di migliore capacità di rigenerazione energetica nei stati di carenza e/o di necessità di maggior apporto di ossigeno.
Infine, praticare con costante l’apnea è allenante, consente dinamismo fisiologico e rende più resistente il corpo agli stress.

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